Un nome cristiano? Sì, grazie

1 Febbraio 2011 Nessun commento

Nella selva dei tanti Kevin, Maicol (scritto proprio “Maicol”), Suellen e Sharon, l’appello del papa a scegliere per i figli dei nomi cristiani non mi pare poi così assurdo. Come dare torto alle povere nonne di oggi, che a fatica pronunciano i nomi dei nipotini? La mia cara nonna confondeva puntualmente i nomi di noi cugine, in uno scambio continuo tra “Paola”, “Patrizia” e “Monica”. Come fare oggi a districarsi tra Scianel, Endriu e Miscel? Vi basti un aneddoto. A spasso con mia nonna incontriamo per strada una parente, con bimbo al seguito. La nonna: “Che bel matutin! Come ti chiami?” – “Kevin”. – “Eh?” (leggi: “come?”). – KEVIN! La nonna è perplessa, ma ripete speranzosa: – Ke vìn! (e già ha spostato l’accento). A casa, mezz’ora dopo, mi dice: “Che bel bambino che ha Anna!”. Io (sadica): “Ti ricordi come si chiama? . – Uhmmm… [silenzio] … – Sì! (grande nonna) VINBUN! (e questo solo i piemontesi lo capiscono… Traduco per i non piemontesi: VINO BUONO)
Ma non è solo un problema di pronuncia, visto che la maggior parte di coloro che scelgono per il figlio un nome straniero, spesso sentito in tv, non conoscono la lingua da cui deriva. Onde, non lo sanno scrivere correttamente. Men che meno, ne sanno qualcosa le anagrafi. Peggio che andar di notte. Ecco perché il malcapitato si troverà costretto a firmare, vita natural durante, “Maicol”. Come se già non bastassero tutte le tipologie di “Cristian” che si leggono in giro. Sì che l’”h” in italiano è muta, ma non per questo la si può inserire a piacere secondo il principio “’ndo cojo cojo”. Ricordo inoltre, anche che la “c” e la “k” non sarebbero interscambiabili.
Io appartengo alla generazione le cui madri furono fan sfegatate di Beautiful. La mia, per fortuna, ne fu esente , con il risultato che la mia identità non fu minacciata. Ma non potrò mai dimenticare, tra le mie frequentazioni ai tempi dell’università, gli incontri con Brooke (con quale coraggio una madre italiana chiama la figlia Bruk?) e Suellen, chiaramente generate da due fedeli fan delle soap opera più in voga all’epoca. Ironia della sorte, nomi sempre abbinati a cognomi piemontesissimi, della serie “Tamagnone” o “Cavagnin”, che forse in abbinamento a un Francesca o un Giovanna non mi avrebbero fatto sganasciare, ma con Brooke e Suellen… E non voglio fare ricerche per non dover scoprire che in Italia abbiamo anche dei “Ridge” (Rig). A tutto esiste un limite.
Insomma, per una volta tanto, di dar contro al Papa, proprio non me la sento. E questa volta, ben venga la presunta (o effettiva) “chiusura mentale” che spesso gli rimproveriamo. Dare nomi cristiani ai propri figli? Parole sante, caro Papa, parole sante.

Erba Voglio

7 Luglio 2009 Nessun commento


 

Ho voglia di una pizza con le acciughe. Voglio sentire il profumo dei fiori di magnolia. Voglio sapere che colore ha il vento.  Voglio un albero carico di limoni maturi in giardino. Voglio una macchina carta da zucchero. Voglio l’odore del mare. Voglio sentire la neve sciogliersi al calore del palmo della mia mano. Voglio il kit dello scrittore con le matite premasticate. Voglio chiacchierare e ridere in ufficio senza qualcuno che mi riprenda. Voglio un caffè con una pallina di gelato alla crema. Voglio sentire il profumo del bucato steso al sole.  Voglio un asino col pelo scuro e muso e occhiaie bianche. Voglio un biglietto di auguri per il mio compleanno tutto scritto. Voglio camminare scalza sull’erba. Voglio fare un bagno a lume di candela con la musica in sottofondo. Voglio un gatto rosso e una rosa gialla. Voglio leggere un libro in spiaggia. Voglio una tartaruga. Voglio sentire il calore del sole sulla pelle bagnata.

VOGLIO TUTTO QUESTO. E LO VOGLIO ADESSO.

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Mi ricordo…

25 Aprile 2009 1 commento

UN TUFFO NEL PASSATO, SULLA SCIA DI MARIO B. BIANCHI

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La crisi: chi la conosce… la evita?

10 Gennaio 2009 Nessun commento

Buon Natale!

26 Dicembre 2008 Nessun commento
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In un bicchiere, il ricordo di te

24 Novembre 2008 Nessun commento

Il cielo si scolora, la giornata volge al termine. Un’altra, l’ennesima, che trascorro a letto, incapace di prendere sonno. Ore e ore passate a fissare il soffitto, a scrutarne le minuscole crepe. Sono sola, e oggi la solitudine è un fardello più pesante del solito. E’ il mio compleanno. Scosto le coperte e scendo dal letto, inciampando nel cavo del telefono. Un brivido mi attraversa la schiena, non riesco a scrollarmi di dosso il freddo che ho dentro e tremo ogni volta che ti penso. Mi trascino faticosamente in cucina, avvolta dal manto del silenzio. Apro il frigorifero, ma lo trovo quasi vuoto. Ormai sono giorni che non faccio più la spesa, restano solo un paio di limoni, mezza dozzina di uova, due yogurt ai cereali e un succo di frutta. E’ per puro caso che la noto, abbassando lo sguardo, seminascosta in fondo all’ultimo ripiano. Eccola, la bottiglia di bianco che mi regalasti di ritorno da un viaggio di lavoro, l’elegante vetro verde scuro avvolto da un leggero strato di condensa. “Provalo e fammi sapere come lo trovi”, mi avevi detto. Aspettavo un’occasione speciale per aprirla e quel momento oggi è arrivato, nel giorno del mio compleanno. Afferro la bottiglia e la appoggio sul tavolo, richiudendo il frigorifero alle mie spalle. Poi vado in cerca di un cavatappi e lo trovo in fondo al cassetto delle posate, tra tappi di sughero usati e vecchi elastici di gomma. L’ordine non è mai stato il mio forte, lo so, tu me lo rimproveravi spesso. Prendo un bicchiere dall’armadio a muro e torno alla bottiglia. Asciugo le lacrime di condensa che le scorrono sul vetro e mi accingo ad aprirla, facendo attenzione a non rovinare l’etichetta giallo pallido, su cui spiccano eleganti scritte dorate. Col coltellino incido la capsula sotto l’anello e la tolgo con cura. Inserisco la spirale del cavatappi nel tappo di sughero e, dopo un paio di giri, ne appoggio la leva sul bordo del collo della bottiglia per poi estrarre il tappo delicatamente, in religioso silenzio, come ti avevo visto fare tante volte. Verso qualche sorso di vino nel bicchiere, un calice con un lungo stelo sottile, leggermente panciuto: “E’ per concentrare il profumo verso il naso”, mi avevi spiegato. Osservo la trasparenza del colore giallo paglierino, e nelle preziose sfumature dorate rivedo le pagliuzze dei tuoi occhi mentre mi sorridono. Per un attimo sorrido anch’io. Che strano effetto mi fa, non mi succedeva da così tanto tempo che credevo di non esserne più capace. Ora, invece, mi accorgo che questo vino è riuscito per un attimo a farmi dimenticare la mia pena, a tramutare la mia smorfia di dolore in un sorriso, regalandomi un ricordo di te. Respiro profondamente per ricacciare indietro le lacrime e le mie narici catturano involontariamente l’intensità dei profumi, un turbinio di sentori fruttati e minerali. Impugno il bicchiere e lo ruoto per liberare quegli aromi e poterli distinguere, come mi hai insegnato. L’avresti mai detto? Il risultato è un gesto elegante, che fa vorticare il vino con grazia, formando ampi archetti sulle pareti del bicchiere, che poi si dissolvono in eleganti lacrime, pronte a scorrere verso il basso. E dire che, in tua presenza, i miei goffi tentativi di imitarti culminavano puntualmente in movimenti incerti e sgraziati. Se mi vedessi ora saresti orgoglioso di me, ne sono certa. Avvicino ancora una volta il naso al vino e ne vengo ancora una volta inebriata. Chiudo gli occhi e mi rivedo al tuo fianco, in quel giardino a picco sul mare, quando il vento ci portava delicati profumi di erbe aromatiche. Ricordi? Rosmarino, salvia, timo: oggi sono tutti qui, in questo bicchiere, e ancora una volta è vivo il pensiero di te. Assaggio un sorso di questo nettare e mi regala sensazioni che sembrano destinate a durare in eterno, come eterno è il tuo ricordo nel mio cuore. “Provalo e fammi sapere come lo trovi”, mi avevi detto. E’ buono. Ma tu non ci sei più, e io non potrò mai dirtelo.

Ci sono giorni…

16 Novembre 2008 1 commento

 

Ci sono giorni in cui una canzone dà voce alle tue emozioni,

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Metti un giorno a Torino

6 Novembre 2008 2 commenti

UN FASCINO SENZA TEMPO

2 Novembre 2008 Nessun commento

IL NOSTRO POSTO NEL MONDO

25 Ottobre 2008 1 commento

Ci siamo trovati senza neppure cercarci. Entrambi intrappolati in un ruolo che all’improvviso abbiamo sentito starci stretto. L’immagine a cui abbiamo abituato gli altri non ci rispecchia più, eppure non riusciamo a scrollarcela di dosso, è rimasta incollata a noi, una maschera che continua a dare agli altri l’impressione che tutto sia rimasto immutato. Invece qualcosa è cambiato. Ci siamo ritrovati a vivere giorno dopo giorno un doloroso teatro delle forme, inconsapevoli protagonisti di un’involontaria finzione che ormai grava sul cuore e sull’animo come un macigno. Noi, con tutto quello che serve per essere felici, eppure incapaci di esserlo. Alla disperata ricerca del nostro posto nel mondo, di un obiettivo per cui lottare, di un traguardo da raggiungere. Arrabbiati senza sapere con chi, insofferenti senza sapere a cosa. Tormentati, accusati di non avere mai sofferto. Non sono mai stata brava con le parole, incapace di rivelare il contrasto insanabile che porto nel cuore. Ferma in un’ostinata negazione del problema, nella vana speranza che si risolva da solo, pur nella consapevolezza che ciò non avverrà. Eccola, la forza che tutti mi invidiano: nient’altro che pura apparenza. Una vita vissuta ai cento all’ora, per non avere il tempo di pensare. Per crollare, la sera, sfinita nel fisico e nella mente, in un pesante sonno senza sogni. Ritrovo le mie sensazioni riflesse in uno sguardo che è come il mio. Ci unisce un impalpabile filo di seta. Per te ho le parole che non riesco mai a dire, quelle di cui mi vergogno. Oggi ho freddo e non so bene dove, ma il sole tornerà. Io ne ho già sete.

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